Questo libro è un libro irragionevole. Non dà risposte alle ragionevoli preoccupazioni su come fare per “curare”, “controllare” o “normalizzare” le persone che vedono cose che noi non vediamo, ascoltano voci che noi non udiamo, vivono il loro tempo o il loro corpo in un modo che non conosciamo.
Paradossalmente non c’é niente di più irragionevole che continuare a definire queste esperienze umane come “sintomi” di malattia, tentando di “curare” persone che andrebbero ascoltate, comprese, accettate in quello che sono ed esprimono.
La stragrande maggioranza dei “sintomi” psichiatrici (così come dei problemi interpersonali che abbiamo con chi definiamo “malato di mente”) derivano da questo ossessivo, inumano, violento sforzo nel tentare di negare, distruggere, modificare modi di sentire, essere e capire che non comprendiamo (o non condividiamo).
Tutto ciò che viene arbitrariamente attribuito alla “malattia mentale”, in realtà ha a che fare con la relazione di paura che instauriamo nei confronti di certe esperienze e di chi le vive.
Questo libro documenta cosa accade fra e delle persone quando sono “lasciate a se stesse” a gestire la propria esistenza. L’esperienza di autogestione collettiva delle esperienze extra/ordinarie vissuta dal Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica a Furci siculo (Messina) negli anni 1986/1992.
14 Maggio 2008 at 4:04 pm
Poche settimana fa ho avuto il piacere e la sorpresa di assistere ad un suo incontro, qua a siracusa, in una piccola stanza di un piccolo caffè letterario.
Lui, Giuseppe Bucalo, un ragazzone, ha spiazzato tutti o quasi tutti i presenti, molti dei quali erano anche “addetti ai lavori”.
Non superavamo la 20ina di persone ed era come discutere in famiglia.
La cosa che mi ha colpito maggiormente ( oltre al fatto di poter conoscere Bucalo e tutto il lavoro che ha svolto fino ad ora) erano le nette prese di posizione di diversi “addeti ai lavori”.
Cioè, sembrava che non volessero nè ascoltare, nè comprendere quello che Giuseppe aveva raccontato e dimostrato attraverso i vari anni di lavoro sul campo.
Gli “addetti ai lavori” cercavano a tutti i costi di difendere la loro posizione, mentre a Bucalo non gliene sbatteva un fico secco, perchè sapeva il fatto suo fin troppo bene …
Sto leggendo questo libro, e sembra scritto da un mistico, da uno che viene dal futuro, per molti un visionario, sicuramente.
Dietro ogni scemo c’è un villaggio, significa che anche noi, i così detti normali, sani di mente, contribuiamo a creare personaggi che definiamo pazzi, squilibrati, schizzofrenici. Non sapendo che proprio quest’ultimi stanno facendo un gesto di grande umiltà al mondo intero, facendoci vedere dall’ esterno tutti quei squilibri che ci portiamo internamente ma che non riusciamo a vedere se non attraverso degli specchi che chiamiamo “Pazzi”.