Non occorre avere paura della morte. Non bisogna avere paura del passaggio da questa vita in

quella Superiore. Non c’è necessità di temere l’inferno, perché un posto del genere non esiste,

non esiste una cosa come il Giorno del Giudizio. L’uomo giudica se stesso, e non c’è giudice

più severo dell’uomo riguardo alle proprie debolezze, alla propria fiacchezza, quando lascia

l’esistenza terrena, quando i veli dei falsi valori gli cadono dagli occhi e quando riesce a

scorgere la Verità. Tutti voi che temete la morte, ve lo dice uno che ha oltrepassato la soglia

della morte ed è tornato. Non c’è niente di spaventoso. Non c’è Giorno del Giudizio, tranne

quello che emettete voi stessi. Non c’è inferno. Chiunque, a prescindere da chi sia e da che

cosa abbia fatto, ha una possibilità. Nessuno viene mai distrutto. Nessuno è mai tanto

malvagio che gli si neghi un’altra possibilità. Noi temiamo la morte degli altri, in quanto essa

 

 

ci sottrae la loro amata compagnia, in quanto siamo egoisti e abbiamo paura della nostra

stessa morte, poiché è un viaggio nell’Ignoto e temiamo quello che non comprendiamo, quello

che non conosciamo. No, la morte non esiste, esiste soltanto la nascita in un’Esistenza

Superiore. Fin dal sorgere di tutte le religioni si insegnava questo: la morte non esiste, esiste

soltanto la nascita in un’Esistenza Superiore. Attraverso innumerevoli generazioni di sacerdoti

il vero insegnamento si è modificato, si è corrotto, fino al punto che essi minacciano con la

paura, con lo zolfo e con le chiacchiere sull’inferno. Fanno tutto questo per aumentare il

proprio potere, dicendo: “Noi siamo i sacerdoti e possediamo le chiavi del paradiso.

Ubbiditeci altrimenti andrete all’inferno”. Ma io ho varcato la soglia della morte e sono

tornato, come hanno fatto molti lama. Noi conosciamo la verità. Noi sappiamo che c’è sempre

speranza. Non importa ciò che uno abbia commesso, non importa quanto si senta colpevole, si

deve sempre lottare perché c’è sempre speranza.

 

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E poi E.

Non sò bene come abbia modificato la mia vita, ma di sicuro per un breve periodo della mia vita aveva lasciato un segno evidente.

Donna passionale, spirito libero, legata alla sua terra.
Con temperamento selvaggio, si dedicava anima e corpo alle sue cose, amicizie parenti.

Con forti radici, ma non altrettanto stabile, nascondeva, fingeva, lottava contro la sua vita. Si emozionava, piangeva, odiava, si disperava, amava senza limiti. Ma sotto sotto cercava affetto. E aveva un modo particolare di esprimere questo bisogno: lo faceva aiutando gli altri, più di quanto era necessario alle volte.

Ma il suo animo era così, e credo che lo capirà un giorno.

Conoscere l’animo delle persone solo attraverso uno sguardo, una pacca sulle spalle, un sogno, una visione, a volte può diventare un’arma a doppio taglio se non si è centrati bene in se stessi.

Le esperienze della vita segnano, lasciano il solco nello spirito… e ti fanno crescere.
La rabbia, il senso di solitudine a volte possono essere sfruttati a proprio vantaggio come carburante extra per il proprio cambiamento.

Ma meglio non restarci impantanati altrimenti sembrerà che la vita non ti riservi altro che dispiaceri, quando invece le gioie ce l’hai sotto il culo e le potrai vedere soltanto se hai forza d’alzarti e rimanere su.

E poi A.

Mi apro all’amore, l’amore quello passionale, quello che fa male, che ti fa sentire al settimo cielo.

Donna forte A., filosofa, caparbia, intelligente, con un cuore che faceva fatica ad accendersi, ma che una volta acceso diventava impossibile spegnerlo.

Ricordo quel sogno come adesso. Eravamo io e lei, due esseri formati con tanti filamenti di luce colorata. Tutto attorno era nero. Io soffiavo sul suo cuore. Lo avvolgevo fra le mani e soffiavo. Il suo cuore era come un pezzo di carbone acceso solo in parte. Ed io soffiavo, soffiavo per farlo riprendere.

Un giorno mi dice: ” Ho bisogno di dirtelo. Ti amo”. E scoppiò a piangere, dicendo che si sentiva il cuore esplodere. Diceva che aveva dimenticato quella sensazione.

Ah, che bei tempi. Spensierati!
Anime che si incontrano e si nutrono a vicenda.

Sapevo sempre quando e dove l’avrei incontrata. In qualsiasi parte del mondo. La sentivo a pelle.
Io diedi a lei la forza di vivere come se ogni momento fosse l’ultimo e irripetibile. E lei diede a me la forza di incominciare a vivere la praticità della vita.

Grazie per sempre!

Ed ecco C.
Animo selvaggio, indomabile, con una forza indescrivibile. Furba, discreta, onesta e sincera da far male, ma con un senso di solitudine che tuttora il solo pensiero di non essere riuscito ad amarla nella maniera che lei desiderava, mi fa piangere, mi rende triste.

Fisicamente esile con bei capelli lunghi e folti, fiera di se, affrontava la vita stringendo i denti… E poi quando ballava… ah che bella che era! Se chiudo gli occhi riesco a vederla ancora.

Aveva una corazza attorno al suo cuore. Cercava un uomo forte, maturo, tenero, leale, che sapesse trattarla con decisione e con affetto sia fuori che dentro il letto.
Io ci ho lasciato un pezzo del mio cuore ma credo di aver creato più delusioni che altro, per entrambi.

Ricevere e dare amore è il bisogno principale di tutti gli esseri viventi.

Io ringrazio questa donna, perchè nonostante tutto, mi ha fatto riscoprire la vita, la vita quella vera, quella vissuta, sudata, con le gioie e le meno gioie.
Ho preso da lei questa forza. La forza di scavare la terra e piantare un seme. La forza di fare una scelta e impegnarsi, dedicarsi perchè quel seme possa mettere le radici e crescere robusto e con ottimi frutti.

Con lei ho toccato il fondo. Niente a cui aggrapparmi, se non me stesso.

Lo slancio, la passione… si la passione!
Grazie a lei sono riuscito ad accendere il mio fuoco. Lei, aria, mi ha soffiato dentro: Vento che ti fa scoppiettare come un pezzo di legno incandescente.

…Io adesso sono fuoco… e ringrazio quel Vento.

Lei è aria, lei è acqua. Ti avvolge delicatamente. Ti può accendere come spegnere completamente.

Marco Ragusa